“Hijab. Il velo e la libertà”. Presentato a Villa San Cataldo il libro di Giorgia Butera e Tiziana Ciavardini

Lo scorso giovedì 23 luglio si è tenuto ancora un appuntamento con la lettura patrocinato dal Comune di Bagheria. A Villa San Cataldo, a partire dalle ore 18.00, è stato presentato il volume di Giorgia Butera e Tiziana Ciavardini dal titolo “Hijab. Il velo e la libertà”.

Il libro, edito da Castelvecchi e pubblicato il 16 luglio, ha una prefazione scritta da Emma Bonino. Alla presentazione di venerdì, la prima per questo saggio, sono intervenuti anche una delle due autrici, Giorgia Butera, e l’assessore alla Cultura del Comune di Bagheria, Daniele Vella.

Il dibattito è stato moderato da Maria Saeli che ha letto anche alcuni passaggi del testo. Questo saggio è frutto di un’analisi sociale e antropologica che non vuole, come sarebbe troppo semplicistico dedurre dal titolo, attaccare la religione islamica, ma invece, attraverso le testimonianze dirette di donne favorevoli o contrarie al velo, offrirci una visione completa del mondo musulmano nella sua complessità.

La vera libertà non sta quindi nel non indossare l’hijab, il tipico velo islamico, ma nel poter scegliere se farlo o meno. Vi sono purtroppo ancora oggi troppe donne sottomesse, non si può certo fingere che non sia così, ma
è bene chiarire che ciò non avviene solo nella realtà musulmana, si tratta di individui costretti a sottostare alla volontà di altri, sovente in contesti insospettabili.

Tuttavia vi sono molteplici realtà, e tra queste anche quelle di chi, sotto quei veli, vive lo status di donna emancipata, ed è giunto il momento che si prenda atto anche di questo, di cui davvero poco si conosce.

Il libro vuole sradicare ogni pregiudizio culturale riguardo il velo islamico visto sempre come imposizione e mero simbolo di sottomissione, ignorando chi riconosce in quel velo un segno identitario e di appartenenza. Si tratta di un volume sulla libertà appunto, sulla libertà di scelta, che è la vera essenza dell’emancipazione.

Ampio spazio è dedicato anche a chi libero non è, come le donne iraniane e tutte le altre che combattono una battaglia quotidiana contro i soprusi che sono costrette a subire. Giorgia Butera, giunta alla sua ventunesima pubblicazione, è presidente di METE onlus, da anni impegnata nel campo della difesa dei diritti umani e in svariate campagne come “Hijab Free Choice”.

«È un libro sull’autodeterminazione dell’individuo, in un contesto complesso come quello di un mondo che giudica come è il nostro. Il focus non è di certo il velo islamico», queste le parole dell’assessore Vella che ha anche accolto l’autrice con la promessa di organizzare un’altra presentazione del testo, a fine settembre, magari coinvolgendo anche le scuole, considerata la portata dei temi affrontati.

Sfogliando queste pagine non si può non pensare alla storia della volontaria Silvia Romano che, rientrata in Italia dopo diciotto mesi di prigionia in Somalia, «è stata offerta al tritacarne dell’opinione pubblica con il suo arrivo in aeroporto all’ora di pranzo dinanzi ad un’intera nazione pronta a giudicare», come ha ricordato la Butera.

Un ritorno che ha creato addirittura indignazione in molti connazionali che
non ne accettano la conversione alla religione islamica e l’hanno pesantemente attaccata anche per la sua scelta di prendere il nome di Aisha, una delle mogli di Maometto.

Ma di cosa stiamo parlando allora se non della libertà di scelta? Di scegliere senza essere sottoposti all’analisi, al giudizio altrui. Proprio per Silvia Romano, anzi, Aisha, «il velo è simbolo di libertà» perchè, come ha spiegato, le dona la possibilità di sfuggire dai canoni stereotipati dell’occidente, di coprire il corpo per poter svelare l’anima.

Che si tratti di questo, o di una conversione divenuta merce di scambio per la sua libertà, non sta a noi sentenziare, e in nessuna circostanza ledere la libertà di agire dell’altro. Perchè, come si legge proprio in questo libro, «chi siamo per mettere in discussione una scelta individuale?» L’autrice ha raccontato anche dell’immediata disponibilità di Emma Bonino, simbolo italiano della lotta per i diritti civili, alla stesura della prefazione, e della scelta non casuale della casa editrice Caselvecchi, da sempre particolarmente attenta verso le tematiche sociali.

Giorgia Butera ha voluto sottolineare come purtroppo oggi sia ancora carente il desiderio di conoscere le realtà di cui narra nel suo libro, ma che solo dalla conoscenza profonda può derivare l’impulso ad agire e cambiare le cose. Si definisce lontana dalle dinamiche politiche ma unicamente dedita al dovere civile che va sempre coniugato al dialogo con le istituzioni per sortire buoni esiti.

Quasi in chiusura del dibattito, Maria Saeli, la cui amicizia con l’autrice ha reso particolarmente vicina anche nei toni alle tematiche affrontate, ha citato proprio Emma Bonino: «Un diritto è una conquista ma non è per sempre», esortando così a difendere e tutelare i traguardi raggiunti.

Sara Abello


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