I pupi di Palagonia. Animati dalla mia fantasia

Un giorno, trovandomi da solo nel giardino di Palazzo Palagonia ho cominciato a fantasticare. Ho immaginato che i “pupi” iniziavano ad animarsi come per ricomporre scene del ‘700. I pupi scendevano dai tetti delle case basse dove sono collocati e si avviavano verso la scala a tenaglia del palazzo.

Giunti lì iniziavano a salire con fare sussieguoso per raggiungere quella che un tempo era la sala degli specchi. Era una sala circolare (tuttora esistente) circondata da specchi che moltiplicavano l’immagine delle persone che lì sostavano o si
muovevano. Nella sala avevano già preso posto i musici. Per iniziare a suonare, però, attendevano l’arrivo del Principe.Questo non si è fatto attendere. Era preceduto da un paggio che andava declinando i tanti suoi titoli: Ferdinando Francesco Gravina
Cevellas, principe di Palagonia, marchese di Francoforte e della Delia, barone delle terre di Sanfratello, Catalabiano e
Piedemonte e dei feudi di Fiumefreddo, Lenza e San BASILIO, Signore della Marina delle Acque Dolci, capo dellafamiglia Gravina, Grande di Spagna di prima classe, cavaliere dell’insigne ordine del Toson d’Oro, Gentiluomo di camera di Sua Maestà
Siciliana, suo Consigliere di Stato e Presidente della Consulta per la negoziazione del Regno di Sicilia di Parma e Piacenza, etc.

L’ingresso del Principe nella sala veniva salutato dal suono dei musici e dall’applauso dei nobili presenti. Le figure di animali strani si erano accovacciate ai margini della sala dietro i nobili. Poi il Principe ha fatto un cenno per dare inizio alle danze.
La sala era arredata con alcuni mobili bassi e tante poltroncine, alcune delle quali avevano chiodi che spuntavano dai cuscini.
Le dame e i cavalieri presenti dovevano stare attenti a non sedersi su tali poltroncine per evitare fastidiose punture.

Sui mobili bassi erano sistemati dei soprammobili alquanto originali, creati da abili artigiani, su indicazione del Principe, con cocci di brocche, bottiglie e vasi rotti e incollati l’uno sull’altro. Per strana coincidenza somigliavano a certi oggetti d’arte creati qualche tempo dopo dai Surrealisti.

Il Principe di Palagonia in questo caso è stato un anticipatore. Egli era per l’originalità a tutti i costi. Lo scopo finale era quello di
sorprendere i nobili invitati alle sue feste. In fondo egli era animato da intenti moralistici e pervaso dallo spirito preromantico incline agli esotismi: in fondo aveva fuso l’arte col fantastico. In uno sfoggio di parrucche, abiti femminili ampi e svolazzanti, odori pungenti che sferzavano l’aria della sala e una musica soave che allietava i presenti, il Principe di Palagonia trascorreva le serate danzanti in una perfetta spensieratezza.

Purtroppo all’improvviso si è dissolto il quadro settecentesco. É stato bello, però, sognare ad occhi aperti in un luogo fiabesco che io avevo frequentato sin dall’infanzia, quando entravo nel giardino del palazzo perché andavo a trovare un compagno di scuola che lì abitava.

Antonino Russo


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