Un futuro di legalità e cultura dell’ambiente, nel ricordo di chi ha dato la vita per difendere gli ideali di giustizia nel nostro paese. Questo lo spirito dell’iniziativa denominata “Un albero per il futuro”, che ha avuto luogo lo scorso sabato nell’Aula Bunker del carcere dell’Ucciardone a Palermo, alla presenza di diversi rappresentanti delle istituzioni, delle forze dell’ordine e, soprattutto, di tantissimi giovani studenti delle scuole siciliane.
Perché è proprio ai più giovani che la manifestazione si è rivolta, promuovendo il rispetto per il pianeta e i valori della legalità ambientale nel clima generale della Giornata Nazionale dell’Albero. Il progetto “Un albero per il Futuro”, ideato dalla Fondazione Falcone e dall’Arma dei Carabinieri e realizzato in collaborazione con il Ministero della Transizione Ecologica, ha l’obiettivo di donare agli istituti scolastici 50mila piantine nel periodo compreso tra il 2020 e il 2022. Un percorso senz’altro utile sotto diversi aspetti, poiché non solo incoraggia un’educazione ambientale che coinvolge gli studenti, ma promuove anche una valorizzazione attiva dell’ambiente grazie alla messa a dimora di migliaia di piante.
Pertanto, oltre all’aspetto puramente pedagogico – che tra l’altro si rivolge a una nuova generazione che, sui temi ambientali, dimostra già una spiccata sensibilità e un evidente senso di responsabilità – il progetto aderisce in pieno allo spirito politico del tempo, sempre più orientato alla difesa dell’ambiente e alla lotta ai cambiamenti climatici. Basti pensare al recente G20 di Roma, dov’è stata dedicata particolare attenzione alle politiche ambientali e ai programmi di riforestazione, parlando di obiettivi a dir poco ambiziosi come quello di piantare mille miliardi di nuovi alberi entro il 2030.
Dietro al progetto “Un albero per il futuro”, però, c’è anche di più. Lo scorso aprile, infatti, il Raggruppamento Carabinieri Biodiversità, in accordo con la Fondazione Falcone, la Soprintendenza ai Beni Ambientali e il Comune di Palermo, ha avviato la duplicazione dell’Albero Falcone, il Ficus che si trova davanti all’abitazione del giudice ucciso dalla mafia. Le piante che vengono ricavate tramite questo complesso procedimento e che contengono lo stesso genoma dell’albero del magistrato
divenuto un simbolo di legalità, sono destinate alle scuole italiane.
Ancora più affascinante, dunque, è stata la scelta di effettuare la consegna delle prime 100 piante proprio nell’Aula Bunker, sede del celebre maxiprocesso a Cosa Nostra. Quelle stesse mura che nell’immaginario collettivo rappresentano il trionfo della legalità, lo scorso sabato hanno accolto centinaia di giovani che lavorano e studiano per un futuro in cui quella stessa legalità sia ispirata a un rapporto armonioso non solo con il prossimo, ma anche con l’ambiente. Nel corso della mattinata, una piantina è stata messa a dimora nello spazio antistante all’Aula Bunker, mentre altre sono state piantate simultaneamente in diverse città italiane,
da nord a sud. Alla manifestazione, oltre a una cospicua rappresentanza delle scuole siciliane, hanno partecipato – tra gli altri – la Sottosegretaria al Ministero della Transizione Ecologica, Ilaria Fontana, e il Generale dei Carabinieri Pietro Antonio Marzo.
Presente, naturalmente, anche Maria Falcone, sorella del giudice assassinato dalla mafia e presidente della Fondazione Falcone, che ha ricordato il valore di un cambiamento che è sempre possibile: “in quest’aula abbiamo sconfitto il mito della mafia invulnerabile. Dobbiamo sempre ricordare coloro che furono artefici di questo cambiamento, perché hanno rappresentato l’inizio di una nuova era. Ai tempi degli attentati, lessi un biglietto che mi riempì di speranza. C’era scritto che i caduti non erano morti invano, perché col loro sangue avevano acceso la città di Palermo che avrebbe continuato la lotta contro la mafia. Erano in molti a dirlo, ma ciò che mi impressionò di più fu la firma, che recitava: Uno di Ballarò. Ho pensato che se un abitante di uno dei quartieri in maggiore difficoltà la pensava così, questo dimostrava una voglia reale di rinascita e cambiamento. Dobbiamo far sì che questi sentimenti non si spengano.”
Un progetto che ha in sé, dunque, le radici di una legalità che accompagna la voglia di una svolta ambientalista. Al contempo non mancano ulteriori risvolti pratici, come affermato da Matteo Frasca, Presidente della Corte d’Appello di Palermo, che ha parlato di: “rimboschimento della legalità, che passa attraverso la
consapevolezza che l’ambiente va protetto dagli attacchi dell’uomo, soprattutto quelli volontari e criminali. È doveroso far conoscere nelle scuole la gravità di tutti i reati ambientali, come lo smaltimento illecito di rifiuti.”
Una spinta alla cura attiva dell’ambiente arriva anche da Don Luigi Ciotti: “queste piante non devono essere solo un simbolo, ma frammenti di una memoria che genera frutti solo se accolta e accudita da coscienze e cuori vivi. Ciascuna di queste piantine deve diventare uno stimolo all’azione, a essere quei cittadini di
cui parla la nostra Costituzione. Oggi parliamo di Coltura e Cultura: radici che entrano prima nella terra, poi nelle nostre coscienze. Diventiamo tutti lottatori per la vita.”
Gioacchino D’Amico
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