Guerre del Vespro. Era il 14 giugno del 1300. Lo scenario è quello della sfortunata, seppur combattuta dai siciliani con coraggio e onore, battaglia navale di Ponza. 27 galee siciliane comandate dall’Ammiraglio del Regno Corrado Doria contro ben 59 galee nemiche della coalizione anti siciliana formata dal Papato, dal regno di Napoli suo feudo, dalla Francia, dai Guelfi e persino dall’Aragona, al comando del grande Ammiraglio Ruggero di Lauria.
I siciliani quel giorno peccarono di presunzione, un uomo come Ruggero di Lauria andava affrontato con estrema prudenza e solo in condizioni favorevoli, invece si partì pieni di ardore allo sbaraglio contro un nemico in superiorità numerica e tattica.
La flotta siciliana, pur battendosi valorosamente, fu sopraffatta. Proprio in questa circostanza fu catturato il condottiero Palmeri Abbate. Di lui scrive lo storico Michele Amari: “Fu preso a Ponza combattendo, tutto lacero e sanguinoso; lo gettarono prima in una prigione e poi nel fondo di una galea, ove, aggravatesi le ferite senza che ricevesse nessuna cura e struggendosi l’animo nel vedersi in quella triste condizione, per quella Patria, la Sicilia, cui aveva dedicato la vita in vent’anni trascorsi tra pericoli, guerre e affari di Stato; e alla vista di Catania morì (il nemico lo stava trasportando prigioniero in Sicilia) col nome di Sicilia sulle labbra.
Roberto d’Angiò volle onorare quel grande siciliano con un funerale solenne e una degna sepoltura nel Duomo di Catania”.
scritto da Valerio Lo Giudice sul giornale “L’indipendente”
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