La parola d’ordine era sicurezza. Con il cantiere abbandonato da settimane, le associazioni ecologiste e ambientaliste si chiedono se il risultato è stato ottenuto. E si interrogano sul proprio ruolo e su come poter essere “ago della bilancia”.
La sensibilità ai temi green, non è mai abbastanza, ma, a Bagheria, negli ultimi tempi, si è scontrata con le esigenze urbane di sicurezza.
La vicenda di viale Bagnera ha segnato una linea di demarcazione anche sulla comunicazione e la percezione degli eventi: alberi sani, inseriti nel patrimonio paesaggistico, percepiti come pericolosi, ma in realtà solo dannosi per il manto stradale e il marciapiede, estirpati per ripristinare il clima di sicurezza per pedoni e traffico veicolare, ciclisti e motociclisti in primis.
Pur volendo a malincuore accettare l’abbattimento degli arbusti, a causa delle preoccupazioni per la salute dei cittadini per questi eventi sinistri, le associazioni ambientaliste pongono ora un quesito consequenziale: il manto stradale non è stato ripristinato e la pericolosità senza gli alberi è rimasta la stessa, in più, avere abbandonato i lavori lasciando i tondini di ferro che delimitano l’area di cantiere non in sicurezza ha addirittura peggiorato la situazione iniziale. Il bordo del marciapiede, alto oltre 20 cm diventa un ostacolo invalicabile per i mezzi leggeri che dovessero colpirlo in caso di incidente ma anche per le persone che dovessero cadere accidentalmente mentendo il piede in fallo.
La riqualificazione dell’area verde impropriamente titolata “Contrada Monaco” ha pure creato l’ulteriore disagio di avere invaso la metà della carreggiata e creato una improponibile area parcheggio.
Tutto ciò ha dunque ristabilito la sicurezza nei tratti viari interessati? I cittadini si sentono più al sicuro?
Forse è mancata l’interlocuzione ampia con le varie anime ecologiste e ambientaliste, che ritengono di avere e avere avuto soluzioni alternative.
Forse è mancato il coraggio del confronto.
Forse è mancata una visione di insieme.
Eppure oggi le associazioni si dicono pronte a mettersi a servizio della comunità e ad interfacciassi fattivamente con l’amministrazione, che non può più ignorare la mano tesa da chi ne capisce davvero qualcosa di integrazione ecologica.
Ignazio Soresi
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