Alla vigilia dell’Immacolata, si comincia a respirare aria natalizia. Peccato che a rovinare l’idillio ci sia una gestione incomprensibile della cosa pubblica. “Forse non vivono in città e ne raccontano un’altra che non è Bagheria”, ci dice un anziano fruttivendolo ambulante a cui il denso traffico danneggia gli affari.
Contrada Monaco, nei racconti di chi :”non la racconta giusta”
Sono le 12:10 di venerdì 7 dicembre, e siamo appena rientrati da una mezza mattinata persa nel traffico della città, stiamo leggendo un articolo su contrada Monaco e sulla sua riqualificazione, su come sia una esagerazione parlare di degrado, di come non sarebbe poi così vera la narrazione che se ne fa tra musica neomelodica diffusa a volumi ed ore improponibili, o di botti sparati senza autorizzazione, ed altre illegalità varie.
Mentre la coscienza ribolle dentro, perché si sta venendo proprio da quella zona, imbottigliati per 25 minuti, per un funerale con il feretro trasportato in spalla, e le macchine in tripla fila, e perché siamo testimoni degli eventi di cui si nega l’esistenza e se ne sminuisce l’importanza, ecco che esplodono i botti in pieno giorno provenienti dalla chiesa dove si è svolto il funerale, in pieno centro abitato, in linea con certo tipo di funerali in altre zone d’Italia.
Forse l’impegno degli istituti scolastici nella zona è una speranza per il futuro come si narra nell’articolo, ma con questo presente non è corretto giocare.
La realtà di una terra di nessuno, dotata addirittura di una propria discarica abusiva e relativo “inceneritore” che ammorba di diossina la città quando con cadenza periodica viene acceso, non va nascosta, ne sottovalutata perché non si fa un buon servizio ne alla città ne a quella comunità.
Ma il primo colpevole in questo senso è il Comune di Bagheria, quando intitola il rifacimento di 25 metri di strada “Riqualificazione di Contrada Monaco”, prendendo in giro, anche l’impegno di quei plessi scolastici, che su un intervento di riqualificazione vero, hanno puntato tutto e ci sperano ardentemente. Un cantiere che, per altro, non pochi disagi sta creando, procedendo con una inspiegabile lentezza.
La media inciviltà del bagherese fa il resto: con una carreggiata invasa dai lavori in corso, parcheggiare davanti a questi ed invadere 3/4 di carreggiata è da folli.
Traffico in tilt, tra strade chiuse per lavori senza preavviso e senza alternativa e cantieri che non si chiudono mai.
Il traffico cittadino da alcune settimane, complice l’interpretazione personalissima del codice della strada da parte dei cittadini, ma anche un certo laissez faire che è da tre anni parola d’ordine a Bagheria, è irrimediabilmente peggiorato.
La chiusura di viale Bagnera che è collegamento portante mare/monti, per ultimare i famigerati lavori, senza alcun avviso ai cittadini, e senza studiare e garantire, con la presenza della Polizia Municipale, le vie alternative, ha dato inizio, la settimana scorsa, al martirio. L’incrocio con via Dante, tra il cantiere già citato che è proprio a ridosso e la doppia fila generata dalle ampie arie liberate dagli alberi, ha fatto il resto.
Senza contate che viale Bagnera si è arreso al parcheggio selvaggio come era prevedibile, e l’assenza dei vituperati pini tanto pericolosi per l’incolumità dei cittadini, rende perfetta la sosta di vetture che ovviamente restringe la carreggiata, e ingenera ulteriori rallentamenti.
Verde pubblico, schianti ed altri rimedi.
Dal taglio illecito di quei pini in viale Bagnera vincolati da tutela paesaggistica ignorata da questa amministrazione, la gestione del verde pubblico a Bagheria si è coniugata in un approccio schizofrenico.
Quei pini sani furono abbattuti senza appello, altrettanto quelli di via Dante con il fondatissimo sospetto che furono lasciati ad ammalarsi con un taglio di radici studiato ad hoc, mentre sui falso pepe di via Città di Palermo si continua a fare finta di non vederne lo stato.
Quelli si, pericolosi e pericolanti al punto di schiantarsi e danneggiare due auto, giusto la settimana scorsa. E anche qui la narrazione interviene per mischiare le acque imputando ad evento metereologico l’accaduto.
I residenti, che da tre anni chiedono la verifica di questi arbusti e la loro manutenzione, si sarebbero rivolti ad esperti esterni per scoprire che tutti gli alberi limitrofi a quello crollato verserebbero nella medesima condizione, a rischio schianto a causa di marcescenza del fusto.
La schizofrenia si manifesta allora quando lo stato degli alberi verrebbe confermato a denti stretti da esponenti della maggioranza in consiglio (con le competenze per affermarlo), che non si spiegano il perché dei non interventi, e gli interventi che appunto non arrivano.
O ancora dalla presenza di una squadra del comune che sta facendo manutenzione del verde pubblico a 100 metri, piuttosto che cominciare la messa in sicurezza di quelli palesemente a rischio.
Non si capisce a questo punto la coesistenza con l’azienda esterna, che del verde pubblico dovrebbe occuparsi. Voci di corridoio abbastanza fondate, raccontano di una delega assessoriale, quella proprio al verde pubblico, praticamente decaduta ed al momento in mano al Sindaco, e di prossima nuova attribuzione, per una serie di beghe che riguarderebbero la futura sopravvivenza politica proprio del primo cittadino.
Bagheria non è un Comune per tutti.
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